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Eletto il nuovo Presidente Nazionale di URCA.

 

evidenza_urcaIl Consiglio Nazionale di Urca ha eletto il nuovo Presidente nella persona di Ezio Conti. Ingegnere imolese di 72 anni con una storia professionale di progettista di apparecchiature ospedaliere complesse, cacciatore di selezione da oltre venti anni è risultato eletto all’unanimità al Consiglio Nazionale Urca il 14 settembre scorso. Succede al toscano Antonio Drovandi scaduto dopo il terzo mandato. Nell’accettare l’incarico il neo Presidente ha presentato un discorso programmatico che riportiamo per esteso.

DISCORSO AL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’URCA DEL 14 SETTEMBRE 2018

Cari Colleghi,

Non vi nascondo che prima di dare la mia disponibilità alla richiesta fattami dall’EmiliaRomagna ho posto la condizione che il Presidente possa scegliere una squadra di persone in grado di agire collegialmente per stabilire e raggiungere gli obiettivi di lavoro a breve e lungo termine.

A scanso di equivoci e fraintendimenti,la condizione su esposta resta ancor oggi la guida del mio pensiero perchè sono sempre più convinto che per gestire un organismo complesso,e l’URCA lo è, serva la collaborazione di una squadra forte e coesa. Il lavoro collegiale dovrà quindi essere il modello di riferimento per affrontare questi 4 anni di mandato.

Sono consapevole delle difficoltà ma è una sfida che ritengo possibile affrontare in quanto al nostro interno esistono esperienze e conoscenze che pongono l’URCA in una situazione di tutto rispetto sia da parte dell’intero mondo venatorio e di conservazione della fauna sia da parte dell’universo ambientale.

Abbiamo invece la necessità di recuperare un dialogo con l’opinione pubblica e le scuole.

Se oggi possiamo praticare l’esercizio venatorio è soprattutto grazie alla legge 157 del ’92 che all’art.1 comma recita testualmente:

“L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con le esigenze della conservazione dalla fauna selvatica e non arrechi danno alla produzione agricola”

A tal proposito basta leggere il nostro manifesto che al punto 1 recita testualmente:

“La conservazione degli ecosistemi, comprensivi di tutte le specie animali, nessuna esclusa , sono obiettivi primari di ogni cittadino”

E al punto 2 recita testualmente:

“L’URCA è una Associazione alla quale aderiscono tutti coloro che intendono operare per il raggiungimento delle finalità di cui sopra, mediante l’esercizio di una gestione faunistica-venatoria moderna.”

E’ sulla parola Gestione che vorrei attirare la vostra attenzione.

Quante volte ognuno di noi partecipando a dibattiti o a riunioni venatorie di vario tipo, ha sentito pronunciare la parola gestione da parte dei relatori e rappresentanti di associazioni venatorie od anche di ATC ? Molto spesso sicuramente,ma purtroppo altrettanto spesso ci siamo resi conto di una diffusa scarsa competenza in un tentativo “goffo” di imitarci in malo modo.

Vi faccio solo pochi esempi di modalità che vengono presentati come gestione:

pensiamo ai fagianotti con 90 120 giorni di vita lanciati 40 giorni prima dell’apertura della caccia.

un altro esempio si può fare con le lepri.

Viene chiamata gestione la cattura delle lepri al termine della stagione per liberarle in territori di caccia così che si riproducano per la successiva stagione venatoria sostenendo di conseguenza dei costi per gli ATC non più trascurabili. Siamo nell’ordine di 20-25 mila euro per ogni ATC con un quantitativo del catturato che si aggira,per quel che ne so,alla fine della catture per 1 lepre ogni 5/7 uomini addetti alle catture.

E’ necessario ribadire che una moderna gestione della fauna selvatica non può prescindere dalla selezione che prevede un iter ben codificato che noi tutti conosciamo e che può essere adattato ad altre specie venatorie come la piccola selvaggina evitando così interventi improvvisati o scarsamente controllabili come quelli prima citati.

Anche nei sopracitati esempi la selezione potrebbe essere applicata senza difficoltà facendo gli opportuni adattamenti alle abitudini della specie e magari facendo ricorso anche alle nuove tecnologie come termocamere o visori con termocamere incorporate e così via.

ma per una corretta gestione e’necessaria una altrettanta corretta vigilanza con la possibilita’ di sanzionare e penalizzare chi eccede nel prelievo prevedendo anche periodi piu’ o meno lunghi di sospensione dagli ATC.

Questi sono solo alcuni esempi ben noti a voi tutti che mi sono serviti per dire che non abbiamo bisogno di lezioni da chicchessia ,ma è proprio in virtù della nostra trentennale attività ed esperienza che ci dobbiamo proporre con forza anche agli Enti Pubblici come consulenti in materia sia ambientale che di prelievo e conservazione delle speci animali.

Fatte queste premesse credo sia giunto il momento di rispondere a qualche domanda che mi sono posto e che penso anche voi vi siate posti.

Ma con oltre un quarto di secolo di vita l’URCA ha ancora ragione di esistere?

e se “si” cosa deve fare e quali prospettive per il futuro?

Voglio ragionare per assurdo come mi hanno insegnato all’universita’ quando si dovevano dimostrare i teoremi di matematica.

Quindi parto ipotizzando di chiudere l’urca oggi stesso perché’ non serve. Si può dire che tanto ci sono già’ altre associazioni venatorie

….che hanno molti piu’ iscritti rispetto a noi,

….che sono da più’ tempo radicate nel territorio

….e che hanno anche le conoscenze scientifiche per la gestione e conservazione della specie.

Mi pare di poter dire che non è proprio così:

ci sono molti esempi di comportamenti non condivisibili che testimoniano anche incompetenze. Ve ne richiamo solo alcuni fra i più significativi:

–la caccia al capriolo con il cane e la mancata presa di posizione contro la braccata alla caccia al cinghiale.

Quest’ultima non può essere una scelta selettiva,ma solo distruttiva in quanto la scelta dell’animale da sopprimere non consegue ad un processo ordinato di selezione,ma è lasciata al caso. A conferma di ciò nella precedente legislatura parlamentare(il 29/10/2014) la Commissione Agricoltura della Camera ha approvava un O.d.G. che,se trasformato in legge,avrebbe vietato la braccata al cinghiale in quanto dannosa per la salvaguardia della specie e di disturbo per gli altri animali.

Per quanto poi riguarda le modalità di iscrizione è vero che ,avendo giustamente scelto di non fare all’atto dell’iscrizione, una assicurazione venatoria, non essendo una associazione venatoria, l’URCA non può contare su un numero di iscritti esclusivi come altre associazioni,

ma è altrettanto vero che ,consentendo una ulteriore tessera raccogliamo la massima partecipazione dei selettori.

Fortunatamente oggi e’ l’unica categoria nel mondo venatorio che grazie anche all’espansione dell’ungulato non risente del calo dei -25000 -30000 addetti che registrano globalmente le varie associazioni venatorie su un totale di circa 450000 praticanti l’attivita’ venatoria. Informazione questa ottenuta dal Ministero delle attivita’ agricole che comunque e’da prendersi con il beneficio dell’inventario.

Per utilizzare numeri un pochino piu’ certi prendo quelli riportati nel piano faunistico dell’emilia romagna .dove risulta per la stagione venatoria 2014- 2015 un numero di 10262 selettori abilitati.

Ad oggi siamo aumentati e superiamo 10500 con 37635 praticanti l’esercizio venatorio. Come si evince in emiliaromagna i selettori alla data del 2015 erano il 27,26% e oggi, con il calo dei cacciatori e l’aumento dei selettori, si puo’ desumere che i selettori rappresentino circa il 30% dell’intero mondo venatorio.

Quindi, a mio modesto modo di ragionare, se l’URCA resta e continua a fare ciò che ha sempre fatto ci sono i presupposti,senza invadere il campo di altre associazioni, per avviare una forte ripartenza e far acquisire alla nostra associazione gli iscritti necessari a far si che siamo tenuti in debito conto dal mondo venatorio e ambientalista.

Pur restando solo nel mondo dei selettori la possibilita’ di fare iscritti dipende solo da noi.
Non ho il dato dei selettori abilitati a livello nazionale ma ipotizzando comunque 15 -20 % un rapporto fra selettori e cacciatori si vedono numeri che vanno dai 75000 selettori in su.

Preciso, ho esordito dicendo che sono umile e consapevole di tutte le difficolta’ che ci sono pero’ saro’determinato nelle scelte.

Non sogno di fare a livello nazionale 30-40 mila iscritti, magari, ma ribadisco bisogna che noi tutti e dico proprio tutti nessuno escluso ci rendiamo conto della reale potenzialità che può avere l’urca a tutti i livelli impegnandoci con tutti i mezzi a mettere in campo tutte quelle iniziative vecchie e nuove che ogni territorio ritiene piu’ consone.

Onde evitare fraintendimenti ogni territorio è libero di agire come meglio crede per il raggiungimento della massima resa ai fini delle adesioni,ma sempre nel rispetto dello spirito dell’URCA. Le nostre strutture superiori siano esse provinciali o regionali o il nazionale stesso devono essere pronte a collaborare con ogni territorio facilitando l’informazione,la conoscenza reciproca e l’integrazione fra i vari territori.

A conferma di tutto ciò vi leggo quanto scritto nel nostro statuto agli articoli 1 e 2 che testualmente riportano.

….è costituita l’associazione nazionale URCA….…l’URCA si articola a livello territoriale in sezioni regionali,provinciali ed eventualmente locali. Le sezioni regionali e/provinciali hanno autonomia operativa,amministrativa e devono dotarsi di statuto conforme allo statuto nazionale.

Noi oggi siamo dirigenti di questa associazione ma dobbiamo tenere ben presente che lo siamo perche’ i nostri iscritti ci hanno delegati ad affrontare e a risolvere i problemi per conto loro.

Ciò deve essere tenuto ben presente da ognuno di noi nell’esercizio delle proprie mansioni

A questo punto qualcuno di voi mi potrebbe dire: senti caro ingegnere e se facessimo un paragone come fossimo NOI una azienda che ha un prodotto da vendere tu hai parlato fin qui che c’e’ una potenziale richiesta di mercato,ma il prodotto noi lo abbiamo?

ebbene si : l’ho già detto,ma lo ribadisco
l’urca e’ l’unica associazione a carattere venatorio che,diversamente da tutte le altre associazioni, interpreta e adotta totalmente la 157 sia nei programmi sia nello svolgimento delle azioni pratiche. Ciò non toglie che abbiamo bisogno sempre più:

-di elevare i nostri obiettivi attraverso confronti interni ed esterni all’associazione;

-di mantenere monitorate le azioni dell’ attività venatorie nostre e di altri al fine di migliorarci e correggere le disfunzioni fino ad interagire con le rappresentanze idonee a condurci verso una modifica della legislazione. Un esempio per tutti è il riconoscimento a livello nazionale dell’equipollenza delle diverse abilitazioni,selettore compreso. In tal modo l’abilitazione conseguita in una qualsiasi Regione o provincia potrà avere validità su tutto il territorio nazionale.

-di stimolare nei giovani una corretta conoscenza della “caccia moderna”attraverso interventi educativi sia teorici che pratici

di proporre al più ampio spettro di utilizzatori collaborazioni al fine di migliorare la gestione nel mondo venatorio pubblicizzando soprattutto valorizzando il nostro KNOWOUT

Sempre piu’ l’opinione pubblica e di conseguenza le istituzioni locali lamentano che la selvaggina sta diventando un problema che incide in modo pesante e spiacevole sulla vita e la serenita’ dei cittadini.

Il cinghiale e non solo…fino al lupo sono l’esempio tipico di come questi animali vengano percepiti come intrusori pericolosi per le persone.

Di conseguenza è aumenta la richiesta di risolvere il problema salvaguardando la fauna, le colture e l’ambiente.

Noi ci proponiamo come gestori attivi di questo equilibrioma per poter gestire è necessario costruire le condizioni adeguate che in questo caso è l’affidamento della gestione della fauna ad un unico gestore su tutto il territorio nazionale identificabile con gli ATC.

L’unicità della gestione si ritiene comprensiva anche di quelle aree come parchi oasi aree natura 2000 ecc. che attualmento sfuggono. Solo con una gestione unica,pur frazionata su tutto il territorio si puo’ avere certezza che ci sia uniformita’ di gestione e non si creino dei centri autonomi di riproduzione come sono oggi le varie aree che ho citato.

Nel ruolo di gestori attivi della fauna,in stretta collaborazione rappresentanza con gli ATC, potremo in futuro consolidare una “immagine nazionale” dell’URCA come interlocutore competente e privilegiato ai vari livelli istituzionali aggregativi.
A questo punto mi pare evidente e dimostrata l’assurdità ipotizzata in premessa di chiudere l’URCA ; ci sono elementi per credere ancora nell’URCA e lavorare per una associazione sempre più rinnovata ed unita a livello nazionale.

Il tutto dipende solo da noi e dalla volontà di lavorare insieme.

questo proposito mi preme sottoporre al vostro parere alcuni degli indirizzi di lavoro che intendo proporre prioritariamente alla squadra di governo.

In primis mi pare opportuno valutare la possibilità di approci nel tentativo di riavvicinare al dialogo chi in passato, per i motivi più vari,si è separato da noi.

Intraprendere qualche azione per rimettere in gioco tutti gli attori che operano in particolare nell’area dell’ungulato al fine di valorizzare i punti in comune e ridiscutere le differenze, per smussarle ed eventualmente superarle, lo considero di grande importanza per dar forza alle nostre idee ed al nostro operare per una caccia moderna ed ecocompatibile

Un altro aspetto che ritengo ci debba impegnare è il raggiungimento di una rappresentanza di tutte le regioni nel consiglio nazionale in quanto al momento alcune regioni non sono rappresentate.

Ciò oltre ad ottemperare alle indicazioni statutarie,ci consentirebbe di istituire un osservatorio di raccolta dati da cui trarre tutte le informazioni per una corretta conoscenza del”fenomeno” ungulati come ad esempio il numero degli animali recuperati perchè incidentati e fino ad ora mai considerati nei piani di prelievo.

Le innumerevoli possibilità informative attraverso una corretta raccolta dati potranno avvalorare le nostre scelte gestionali consentendoci una gestione più puntuale e corretta.

Avrete capito che ritengo fondamentale e strategico la costituzione di un osservatorio per la raccolta dati,ma è altrettanto vero che il relativo impianto e l’implementazione successiva richiedono molto impegno e dedizione oltre che competenza.

Sono caratteristiche che di certo qualcuno fra gli associati presenti potrà mettere a disposizione entrando così, nella mia visione,a far parte della squadra di governo.

Ho richiamato più volte in precedenza il termine squadra e mi pare giunto il momento per esplicitare meglio il mio pensiero.In sintesi,fattisalvi tutti gli organi sociali( assemblea,consiglio ecc..) e le cariche sociali previste dallo statuto,confido nella individuazione di persone con cui stabilire un rapporto privilegiato di collaborazione con la presidenza rispetto a specifici temi.

Penso ad un rapporto dinamico di durata ed impegno a seconda del tema da affrontare. E’ quello che in una gestione aziendale si chiamerebbe “gruppo di direzione”

Senza volere assolutamente creare un organo ufficiale la mia idea è comunque quella di creare dei precisi riferimenti tecnici di lavoro in affiancamento alla presidenza.

E’così che intendo lavorare quando parlo di squadra: riferimenti espliciti persone precise per temi specifici; una squadra molto dinamica in entrata in uscita.

E’ fuori di dubbio che esiste una quantità enorme di temi da affrontare e sviluppare e per questo intendo procedere gradualmente partendo

dai più urgenti e necessari per proseguire poi con quelli utili e possibili fino a quelli che ci proiettano in un futuro che ci fa sognare.

Una prima ipotesi è quella di iniziare a lavorare sui seguenti temi:

- analisi dello statuto successiva proposta di revisione;

-utilizzo dei mezzi di informazione..facebook..posta elettronica..sito internet…fino al giornalino che ritengo per noi uno strumento indispen-sabile;

- implimentazione di un sistema raccolta dati;

- formazione interna ed esterna;

Non vi voglio appesantire oltre ma restano da esplicitare le modalità della individuazione di tali collaboratori.

Premesso che l’URCA è impossibilitata a prevedere compensi è necessario confidare nella dedizione e propensione sociale al bene comunitario dei ns. associati per cui,una volta comunicato a tutti i soci il tema da affrontare e sviluppare ognuno potrà proporsi nei modi che riterrà. Sarà poi in carico al Presidente la responsabilità della selezione che potrà essere comunicata ufficialmente.

Vengo ora alle proposte di incarico per gli organi statutari:

Vice Presidenti: Gianni Fioretti (Marche); Carlo Ballerini (Toscana); Paolo Corazzi (Marche).

Fan parte dell’Ufficio di Presidenza: Paolo Krokhmal (Vicenza); Franco Meriello (Puglia) Luigi De Colibus (Abruzzo)

Segretario Nazionale: Italo Materno (Bologna)

Tesoriere: Giovanni Tognetti (Bologna)

Probiviri: 3 o più persone da individuare.

Per concludere mi permetto di avanzare una proposta personale.

Per chi mi conosce è noto che privilegio nella comunicazione il rapporto diretto con le persone e che ,quando è possibile, prima di prendere decisioni importanti cerco di verificare di persona.

Sono questi gli elementi che mi spingono ad un giro conoscitivo attraverso le Regioni italiane su invito,per chi lo vorrà, a partecipare in qualità di uditore e non di relatore ad una riunione consiliare. Ovviamente il tutto senza gravare sul bilancio dell’URCA.

Sarà un modo semplice e piacevole per migliorare le mie conoscenze sia delle persone sia dei problemi,ma anche delle esperienze positive, legati alla tipicità dei singoli territori.

 

 

 

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