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APPELLO AI CACCIATORI CALABRESI

APPELLO  AI  CACCIATORI CALABRESI

 

Cari amici,

dopo un 2015 con mancato tesseramento dovuto a vari motivi, è mia intenzione iniziare il 2016 con rinnovato vigore ed il proposito di proseguire il nostro compito di tutela ambientale finalizzato alla ricostituzione del patrimonio faunistico nei nostri splendidi – ma maltrattati – territori.

Chiedo quindi preventivamente la collaborazione di tutti altrimenti mi vedrò costretto a cedere ad altri amici tale gravoso compito.

E’ indubbio che la provincia reggina è la più restia a proporre iniziative serie e continuative in direzione di tali problematiche. Anche una stagione venatoria deludente, come questa appena trascorsa, non ha prodotto altro che lamentele nei confronti dei “calendari venatori” oppure ai “mancati o insufficienti ripopolamenti” dimostrando ancora una volta che siamo lontani anni luce dalla realtà e continuiamo a credere che le istituzioni o altri soggetti ( forse le associazioni venatorie impegnate da sempre e soltanto a contendersi le ormai sparute tessere?) possano risolvere i nostri problemi.

E’ ormai risaputo che in ogni settore della nostra vita se non ci si rimbocca le maniche non si otterrà mai nulla, poi in una attività diciamo “ludica” il disinteresse ed il pressapochismo la fanno da padroni.

Orbene Urca ha cercato in tutti i modi di riavvicinare l’uomo, l’agricoltore, il cacciatore o il semplice appassionato al controllo dell’ambiente e della fauna con tutti i mezzi ormai consolidati che hanno permesso lusinghieri risultati nelle altre regioni. Ma qui da noi tutto diventa difficile e tutte le volte che si inizia un discorso progettuale si frappongono mentalità arretrate, convinzioni errate, presunzione, egoismo, rassegnazione, impotenza, ecc invece di reagire e “copiare” da chi è stato più bravo di noi!

Non voglio tediarvi con argomentazioni incomprensibili, ma un rapido elenco di quanto si può fare è necessario ripeterlo ancora una volta: proteggere l’ambiente da agenti inquinanti e denunciarne gli abusi, rispettare in modo maniacale la poca selvaggina stanziale e farla riprodurre spontaneamente perché è l’unica idonea a vivere in quel determinato luogo, controllare i nocivi (cani e gatti inselvatichiti, volpi, mustelidi, corvi, cornacchie, gazze, ecc) anche con azioni concordate con la provincia, combattere e denunciare ogni forma di bracconaggio (notturno, lacci, tagliole, reti, vari tipi di caccia di frodo, richiami acustici ecc) evitare ripopolamenti inidonei e massivi che inquinano e contagiano le popolazioni residenti, creare aziende faunistiche ove mantenere e sperimentare nuove introduzioni, ripristinare ambienti degradati (terre alte abbandonate, foci di fiumi, laghetti, ecc) proporre agli agricoltori il mantenimento di siepi ed effettuare ove possibile piantagioni a perdere, costituire in ogni comune squadre di controllo e di azione, nominare tra i propri rappresentanti quelli più preparati e decisi e tanto altro ancora.

Quest’anno nel reggino anche le battute al cinghiale hanno subito un calo ed anche in questo caso per mancata gestione, disinteresse, incompetenza. Si pensi solo alla “selezione” consentita in qualche provincia – naturalmente senza alcuna base culturale – ove si abbatte tutto ciò che si incontra ed a qualsiasi orario! Ma fanno notizia anche gli abbattimenti – mi riferiscono copiosi – di piccoli nelle cacciate regolari!

Il lancio di fagiani pronta caccia nel reggino ha soddisfatto alcuni cacciatori, ma sia ben chiaro che lanciare 5000 capi per abbatterne 500 o anche 1000 non è tollerabile.

Non parliamo di altra selvaggina (?) per decenza, ma il danaro è stato speso così malamente da poter ipotizzare anche azioni legali …!

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la quasi completa assenza di tordi oltre alla scomparsa delle allodole e delle quaglie che dura ormai da alcuni anni. E si ha il coraggio di lamentarsi per la chiusura anticipata di 10 giorni invece di sottolineare le gravissime e dannosissime infrazioni degli anni scorsi quando si ostentavano orgogliosamente carnieri enormi in gran parte ottenuti con mezzi vietati (richiami elettroacustici, caccia a rastrello, caccia notturna, reti, ecc) mentre dovevano invece essere osservati limiti di carniere molto precisi.

La selvaggina, specie quella migratoria, è in rapida diminuzione soprattutto nelle nazioni densamente popolate e non potrà mai e poi mai ricostituirsi spontaneamente senza un’oculata gestione dei pochi territori idonei rimasti: questo è il costo dell’incedere della civiltà e niente e nessuno potrà arrestare tale processo. Prevediamo quindi una prossima abolizione ( o un drastico ridimensionamento) della caccia alla migratoria per lo meno in alcune nazioni della Comunità europea.

Per tali motivi ci siamo impegnati per l’ introduzione di altri ungulati oltre al cinghiale e nella gestione della piccola stanziale come avviene in Italia centro settentrionale. Operazioni che dopo anni di tentativi hanno ottenuto un vistoso successo che ha consentito ed intensificato un’attività venatoria declinante in quanto la pressione si è distribuita su più specie selvatiche e non su poche come avviene da noi.

Certamente nelle regioni settentrionali la presenza di numerose riserve private ha dato lo spunto della gestione anche nei territori liberi, noi dobbiamo fare di necessità virtù e tentare l’inversione di tendenza a partire dai territori liberi visto che anche i numerosi parchi – che avrebbero dovuto fungere da serbatoi per molte specie selvatiche – hanno praticamente fallito il loro compito.

Ebbene, allora, ri-rimbocchiamoci le maniche e partiamo d’accapo. Fra pochi giorni ricomincerà la stagione delle tessere e quindi con molti di voi (spero moltissimi) ci rivedremo per parlare di iniziative future che però non devono restare lettera morta.

Sursum corda amici! Vi comunicherò presto la data e vi aspetterò fiducioso.

 

Palmi 10 febbraio 2016 Il Presidente Urca-Calabria

Dott. Domenico Luppino